domenica 9 ottobre 2011

Vajont..... per non dimenticare

Post aggiornato in data 11/10/2011 sulla base dell'articolo di David Bressan pubblicato su Scientific American "October 9, 1963: Vajont"e del riassunto sul suo Blog (in italiano)

9 Ottobre 1963 ore 22.39......... 
dal Monte Toc, dietro la diga del Vajont, si stacca una frana di 260 MILIONI di metri cubi di roccia che crea un'onda d'acqua di 50 milioni di metri cubi d'acqua. La metà si dirige a monte della diga (verso Erto) spazzando via le frazioni più basse lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.
L'altra metà, 25 milioni di metri cubi, supera la diga, entra nella stretta valle del torrente Vajont ed esce nella valle del Piave con la stessa potenza distruttiva di una bomba atomica, spazzando via Longarone e con il suo defluire a monte e a valle del piave spazza via altri quattro paesi Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. 
Complessivamente duemila/duemilacinquecento morti (a seconda delle fonti).

Foto aeree della valle del Vajont prima e dopo la frana del 9 ottobre 1963 
(modificato da Semenza 2001).

Di seguito una serie di documentario della RAI (dato l'argomento, spero non sollevino problemi di copyright)
Rai Tre (parte 1/2, il resto sul mio canale Youtube)


La Storia Siamo Noi (parte 1/3)

Con le moderne trecnologie, si è riuscitio anche a modellizzare la frana e ciò che è accaduto. Di seguito una animazione digitale della frana






Modellazione dell'onda generata dalla frana da Steven Ward dell'università di Santa Cruz:
ES.1 Simulazione



ES.2 Fly-by




Dino Buzzati scriveva venerdì 11 ottobre 1963 sul Corriere della Sera,
Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia. Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi lo ha costruito perché il bicchiere era fatto bene, a regola d’arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Anche dal punto di vista estetico.

 La frana del Vajont con la famosa "M" di Muller (fonte)


Non voglio fare un post tecnico (forse lo farò per il cinquantennale nel 2013 direttamente dal convegno della Società Geologica ad Udine), la mia è indignazione, voglia di non dimenticare, insomma un "nodo al fazzoletto".... vediamo brevemente il perchè.

Io sono più giovane della tragedia, e mi ricordo il Vajont nei racconti di mio padre (Friulano) che svariati giorni dopo la tragedia riusci a filmare ciò che restava di Longarone (e chissà che fine ha fatto il filmino). Ci ricordava la tragedia tutte le volte che percorrevamo la strada per andare a Borca di Cadore, passando da Longarone quando si vedeva la diga "bianca" tra le montagne "nere". 
Poi chiaramente fu Geologia a Firenze ed il campo di Geologia Applicata alla frana del Penerone e varie dighe del Piave...Chiaramente il clou fu il Vajont... accompagnati da Edoardo Semenza (all'epoca professore del Dipartimento di Geologia Patavino) il figlio dell'Ing. Carlo progettista della diga. ....Un'esperienza che ti fa capire quanto siamo piccoli piccoli nei confronti della natura, l'unica cosa che non avevo ben chiaro era stata la dinamica (in parte ben spiegata sul posto da Semenza) e la storia. 
Successivamente ci sono tornato da solo all'imbrunire..... C'e un silenzio assordante...  ho provato ad immaginare la frana, ma nonostante si possa utilizzare la fantasia.... come si fa ad immaginare una frana così..... 260 milioni di metri cubi di rocca, una montagna che viene giù d'un colpo.

Adesso sono passati 48 anni dalla tragedia del Vajont, e non è stata una tragedia "naturale" come scrisse Dino Buzzati (frase riportata anche in un cartello accanto alla diga del Vajont) ma una tragedia causata dalla stupidità dell'uomo, che ha anteposto gli interessi economici alla logica, all'evidenza e alla vita umana.

Tanto per riassumere:
  • la diga, progettata dall'Ing. Carlo Semenza, è stata realizzata dalla SADE (Società Adriatica di Elettricità.... del Conte Volpi di Misurata....... si quello della Coppa Volpi della Mostra del Cinema di Venezia). La costruzione inizia nel 1956 e viene completata nel 1960 (costruita dall'Impresa Giuseppe Torno di Milano), all'epoca è la più alta diga a doppio arco nel mondo con 261,61 metri una capacità  massima di 168 milioni di metri cubi. Di seguito il cortometraggio voluto dall'Ing. Semenza per documentare  la costruzione della diga:


  • per la progettazione della diga era stato effettuato uno studio geologico dal Prof. Giorgio Dal Piaz dell'ateneo patavino (credo nel 1920), solamente per quanto riguarda l'incastro della diga ma non era mai stata effettuata sulle due sponde a monte.
  • in corso d'opera, causa movimenti gravitativi e fessurazioni, furono fatte fare varie perizie geologiche indipendenti l'una dall'altra. La prima, effettuata da L. Muller, probabilmente il padre della moderna geotecnica, evidenziò che era presente una enorme paleofrana, incisa morfologicamente dal torrente Vajont, con una profonda superficie di scollamento  (non si costruiscono dighe su paleofrane, c'e su tutti i manuali!!). La seconda fu effettuata da Edoardo Semenza, figlio del progettista Ing. Carlo Semenza ed allievo del Prof. Giorgio Dal Piaz; il geologo non era stato messo a conoscenza dei risultati di Muller, ma  arrivò alle stesse conclusione del profesore austriaco. Chiaramente la SADE non tenne conto di queste due relazioni  e le chiuse in un cassetto, affidandosi alla Relazione del Geologo Pietro Caloi (ex dipendente SADE) il quale prospettò una frana più superficiale e di modesta entità .
  • la SADE nel 1961/1962 fece fare dal Prof. Ghetti dell'ateneo patavino (ingegneria idraulica) prove di catastrofe all'interno del lago con modelli dell'invaso del Vajont in scala secondo il "modello Caloi", e non tenne conto delle raccomandazioni degli universitari (non superare una certa quota d'invaso), chiudendole anche in questo caso in un cassetto.
  • nonostante tutto la SADE alzò la diga ed aumentò la quota d'invaso ben oltre le raccomandazione scaturite dal modello, ma d'altrone c'era la nazionalizzazione dell'Energia elettrica, insomma l'invaso doveva passare all'ENEL (allo Stato) e doveva essere venduto collaudato e funzionante per non vanificare le spese dell'opera
Sostanzialmente
  1. Tra il 1956 e il 1960, prima della conclusione della costruzione della diga, la SADE si rese conto che il fianco sinistro della valle ,alle pendici del Monte Toc, non era stabile, poiché il fianco della montagna è composto di antichi depositi di frana, e non di "roccia viva" come inizialmente ipotizzato dal Prof. Dal Piaz
  2. nella successione rocciosa (caratterizzata da una successione di calcari e marne del Giurassico-Cretaceo ed Eocene) sono stati rilevati strati di argilla, che possono fungere da piani di slittamento per grandi volumi di roccia
  3. La costruzione della diga e la creazione del retrostante lago modificando il livello della falda dell'acquifero della montagna ha ulteriormente destabilizzato il versante del Monte Toc (alcuni tra le cause inseriscono anche le forti precipitazioni nei 3 mesi prima della frana, personalmente non le ritengo statisticamente significative per quanto intense possano essere state rispetto alle sovrapressioni create dall'acqua del lago)
  4. Esistevano conflitti d'interessi, sia di natura politica che economici per i quani la SADE ha nascosto lo stato reale  e i gravi problemi di stabilità del versante del serbatoio, a discapito degli abitanti dell'area
e quindi, alla fine, l'acqua dell'invaso del Vajont ha riattivato la paleofrana di 260 milioni di metri cubi che ad un certo punto "ha deciso di andare a vedere come era cambiato il mondo" e, invece di essere un semplice evento "naturale" (una frana in montagna), grazie agli interessi  economici di pochi, è diventata una tragedia di 2000 vittime innocenti.



Riassunto degli eventi registrati al Vajont, modificato da MÜLLER 1964 e BELLONI & STEFANI 1992 - indagini geologiche e modelli proposti, precipitazioni, i livelli di acqua nel serbatoio e livelli della falda del Toc (misurata con piezometri) e la velocità dei movimenti. L´invaso finale del serbatoio è stato accompagnato anche da forti terremoti provenienti dalle pendici del Monte Toc. 

Se volete un po di informazioni sull'argomento vi consiglio il libro "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont" di Tina Merlin, un libro che ti racconta quanto successo sia per esperienza diretta della Merlin che dal suo lavoro certosino di trascrizione degli atti processuali.

Se invece volete un buon riassunto vi consiglio caldamente  spettacolo di Marco Paolini e Gabriele Vacis "Vajont 1963 Orazione Civile" (si trova il libro, la cassetta ed il DVD), uno spettacolo teatrale fatto sulla frana del Toc dietro la Diga nell'ottobre 1997.
Lo consiglio a tutti, riesce a spiegare in maniera semplice l'argomento ed è veramente educativo in tutti i sensi.
Se lo volete vedere, mettetevi comodi (è lunga) e guardatevi l'orazione civile di Marco Paolini qui sotto
Parte 1


Parte 2



Cerchiamo di non far dimenticare queste tragedie e le loro vittime innocenti, ultimamente pare che le persone abbiano la memoria un po troppo corta. 

Bibliografia, link e risorse utili
Saluti

10 commenti:

  1. Da "quasi" diretto interessato alla vicenda, sfiorato per poco, grazie per il ricordo.

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  2. Sono andato per ben 18 anni in Cadore, conosco alla perfezione quella diga, da bambino mi immaginavo quella tremenda scena che emergeva dai racconti degli anziani della valle, Riuscì a solo qualche anno fa ad andare fisicamente a vedere la diga da vicino. impressionante. Anche oggi tutte le volte che mi reco in Cadore mi fermo sulla strada a guardare quell' immenso monolito di calcestruzzo che rimarrà lì in eterno come monito all' avarizia umana

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  3. Io all'epoca ero un ragazzino, ma mia mamma che raccontava, sgomenta, del disastro me la ricordo bene.

    Mio zio lavorava alla SADE, e mi ha confermato quello che dici:
    "ma d'altronde c'era la nazionalizzazione dell'Energia elettrica, insomma l'invaso doveva passare all'ENEL (allo Stato) e doveva essere venduto collaudato e funzionante per non vanificare le spese dell'opera"

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  4. Visto che scippi i documenti di www.vajont.info (grazie), almeno potresti *degnarti* di segnalarlo ....
    Che ne dici??

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    1. Tiziano ma che palloso e ripetitivo che sei......... Hai scritto le stesse cose su FB, e siccome non ho voglia di perdere tempo, ti copio e incolla la stessa risposta che ti ho dato la:
      Egr. Sig. Dal Farra, non capisco i Suoi commenti così violenti paranoici ed offensivi, dato l'argomento. Il motivo per cui non ho citato il "suo" sito è semplicemente perchè non parla solo del Vajont ed è in polemica con varie persone anche istituzionali (e di longarone) e quindi non mi sembra inerente allo spirito del mio Post nel Blog (e visto quello che scrive mi sembra che è stata una saggia decisione). Ciò nonostante, non mi sono scaricato e non ho rimesso su un'altro sito i "file" che Lei ha messo a disposizione sul Suo sito e mi accusa di aver "fregato", ma sono linkati direttamente al Suo sito, così chi è interessato alla fonte può tranquillamente arrivare alle Sue pagine (come d'altronde ho fatto io). Cordiali Saluti

      Massimo Della Schiava

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  5. Quando avevo diciassette anni, provai un desiderio, sorto da non so che, di insistere con i miei perché cambiassimo meta delle vacanze estive. All'epoca non avevo la patente e quindi dovevo per forza di cose usufruire di un passaggio in automobile. Anziché guidare verso il mare, andammo a Longarone perché io volevo a tutti i costi vedere la diga del Vajont. Poi visitai il cimitero, ma quello che più mi colpì fu la diga. Fu come andare a guardare un po' da vicino un mostro sacro, una specie di sfinge, altissima, possente, maestosa.

    Quando mi fu chiesto perché avessi voluto andare proprio lì e perché, tornata a casa, avessi comprato il monologo di Paolini sul Vajont, risposi soltanto che "la diga mi aveva chiamata" per raccontarmi quella storia.

    Il Vajont mi aveva considerata degna di accogliere nel mio cuore questa tragedia, come di altre cose delle quali, d'altra parte, mi hanno considerata degna le montagne...

    Francesca.

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    Risposte
    1. Francesca, lo spirito è proprio quello

      Massimo

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  6. Sono capitato in questo blog per puro caso, seguendo le puttanate scritte da alcuni e linkate da altri sul terremoto dell'Emilia. Trovandolo interessante ci ho navigato un po' dentro, peraltro conoscendo già mentecatti come i Marcianò, Chiesa, Mazzucco, Simoncini, Duesberg, etc, etc. E so che purtroppo c'è gente che ci va dietro, con conseguenze più o meno nefaste, soprattutto se si parla di medicina (non ho finito l'università, ma ero iscritto a Fisioterapia, e qualche conoscenza medica mi è rimasta).

    Poi leggo Vajont...e sulle prime mi dico "ma come, sti imbecilli vedono complotti anche qua?" collegando solo successivamente il suo interesse alla sua professione di geologo.

    Posso dire che a me, che allora non ero neanche prossimo a venire al mondo, o meglio a noi che abitiamo in zona (io a 20 km da Longarone) questa storia ovviamente ce la fanno diventare nostra fin dalle elementari, e poi successivamente ho letto quanto più possibile in materia per interesse personale, compreso ovviamente il libro di Marco Paolini e Gabriele Vacis, trascrizione e ampliamento del monologo dello spettacolo e che consiglio vivamente, come opera puramente divulgativa, a tutti quanti fossero interessati all'argomento, perchè riassume bene, pur romanzandola un po', la vicenda.

    Ho una domanda per lei. A suo parere la geologia dell'epoca poteva avere certezze su cosa stava accadendo? Perchè mi sembra di aver capito che non tutti i geologi (altra cosa che non ho capito: la differenza tra geotecnici e geofisici) fossero d'accordo sull'incombenza del pericolo di frana.
    Chiedo ciò perchè di tutto quanto mi è sempre rimasto - diciamo - un tarlo forse insignificante ma a cui in anni di letture e riflessioni non ho trovato niente che mi faccia cambiare idea. Perchè rimango convinto che se non fossero morti anzitempo i due ideatori (parlo di Giorgio Dal Piaz e Carlo Semenza), quei due avrebbero avuto il carisma, la capacità e lo spessore politico per fermarsi o quantomeno limitare i danni quando fosse stato evidente che il problema era enorme.

    P.S: il numero delle vittime, stando a quello che ci hanno insegnato alle elementari, dovrebbe essere 2018 (non ho una fonte però se non le mie maestre di allora).

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    Risposte
    1. 1910 è il numero dei morti della tragedia.
      Legionauro.

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